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Anche per questa estate la mia vacanza è questa.
Stessa spiaggia,stesso mare. Come ogni anno non ho steso il mio telo colorato in riva al mare e non vi ho steso sopra la mia mercanzia.
Nemmeno mi ci stenderò sopra, acqua che più acqua non si può.
Quello è per gli altri, non per me. La vita va presa di petto, ogni vittoria va conquistata e anche se so che mi costerà chilometri di costa avanti e indietro e un secchiello di sudore sono disposto a farlo. Voglio vincere.
La pelle nera è un aiuto in questo caso, no? Nessun problema di creme antiscottatura, doposole e via dicendo. Non è iniziata male; voglio dire non così male come mi sarei aspettato dopo aver visto tutti quei servizi alla tv nel bar di Rich mentre mi prendevo la mia solita lattina di chinotto. “Guerra ai vùcumprà”dicevano.
“Guerra ai vagabondi di spiaggia. Importunano i bagnanti, occupano spazi abusivi, cercano fortuna imbrogliando”.
Io non la penso così, non tanto perchè sia uno di loro e sia pronto a difendere centinaia di miei connazionali a spada tratta. Quanto perchè la mia, la nostra, è una tradizione.Porto la mia tradizione anche qui, in Italia, e sebbene possa suonare strano, ne vado fiero.
A Dakar, dove sono nato e dove lavoro durante il resto dell'anno sono costretto a fare i conti con altre centinaia di ragazzi che espongono la propria mercanzia ai turisti. Non è raro vedere gruppi di ragazzi accapigliarsi e prendersi a spintoni per un metro di strada in più. Non è nemmeno strano se considerate che nei mesi peggiori (o migliori, dipende dai punti di vista...) il numero dei venditori corrisponde quasi a quello dei turisti, unici possibili acquirenti.
Qui invece il mercato conta molti più clienti, una grande possibilità per uno come me. Un sogno. Le opere che intaglio a mano in Senegal sono il mio pane da offrire qui. Porto un po' di Africa nel mondo,un po' di me e della mia cultura.
Finito il mio zig-zag tra ombrelloni e lettini spero di riuscire ad aver raccimolato qualche soldo. Soddisfazione ne avrò accumulata, su questo non c'è dubbio, il solo avere clienti quasi esclusivamente per me e poter proporre loro prodotti tutti miei già mi soddisfa.
Mi sento un po' un imprenditore nel mio piccolo.
Andrò da Rich, a sentire qualche altra notizia su di me, sui vùcumprà. Mentre ascolto il solito bollettino di guerra mi berrò la mia lattina di chinotto. Non Coca ma chinotto.
Coca è chi si stende su un telo, in riva al mare tra creme profumate e fumo di sigarette che si infila dietro le lenti scure degli occhiali da sole.Coca è qualità, finta o vera che sia.
Non io, io sono movimento, sono un vùcumprà da mille chilometri su e giù per la costa.
Io sono chinotto.

www.foltranluca.com

 

 

 

 

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